Tutto il mio impegno per la canapa. E adesso mi ritrovo davanti a un giudice.

L’unica conseguenza negativa nell’utilizzo della Cannabis Terapeutica è l’ostilità dello stato Italiano, le leggi che non tutelano i pazienti ed il diritto alla cura.

La testimonianza del presidente del Canapa Caffè, il quale, nonostante le prescrizioni mediche, si ritrova ad affrontare un processo per detenzione di cannabis.

In questi anni mi sono sempre lamentato di non essere stato mai portato davanti a un giudice per i fatti risalenti a giugno 2016. E ora invece ci siamo.

Il 20 giugno 2016 mi trovavo in audizione con l’associazione canapa info point in commissione sanità e giustizia. Avevamo annunciato da poco l’apertura del Canapa Caffè con un evento su Facebook. Da qualche giorno ero finalmente riuscito a portare a termine, tramite Asl, la prima importazione per un piano terapeutico di 3 mesi di uno dei medicinali a base di fiori di cannabis che mi avevano prescritto, ovvero il Bedrocan, dopo una lunga trafila durata oltre 8 mesi.

Per la mia patologia – un’anoressia nervosa cronica e farmacoresistente – la terapia con cannabinoidi “è da considerarsi cronica e necessaria”, come più volte descritto da relazioni tecniche di diversi medici che mi seguono. Avere a disposizione diversi grammi al giorno di “strain” con alto contenuto di THC è l’unica alternativa al malumore, al disorientamento e dimagrimento. Al dolore.

In realtà la relazione tecnica del 2011 del medico che mi seguì in Spagna parla di “plant therapy”, ovvero il praticare l’auto-coltivazione di piante benefiche sulla persona, ma in Italia non è possibile senza andare incontro a problemi legali. Tra le varie difficoltà per ottenere i vari farmaci cannabinoidi, per me era già qualcosa ottenere nel 2016 almeno il bedrocan a pagamento a un prezzo di €8 al grammo (in farmacia ne costava circa 18).

Nel frattempo, per non rifornirmi sempre al mercato nero, ero riuscito a coltivare qualche piantina. Ma quella notte, quel 20 giugno 2016, la polizia giudiziaria entrò in casa mia e trovò circa 30 grammi di “critical” e una busta di scarti per estrazione, oltre a 24 barattoli da 5 g di bedrocan. Altri 30 grammi di “crockett dawg” li trovarono perquisendo la casa dei miei genitori, assieme a una piccola piantina “Frisian Duck”, quasi pronta, che avrebbe prodotto 25-30 g. Passai una notte terribile, trattato come un criminale e mi ritrovai senza patente, tutto questo nonostante fossi stato fermato in giacca e cravatta, in possesso di regolari prescrizioni, e di bedrocan ritirato presso una ASL romana.

Nonostante questa grossa difficoltà aprii lo stesso l’associazione Canapa Caffé, che dal 2016 si è fatta carico di informare i pazienti sulle possibilità di cura con cannabis terapeutica, facilitando ai soci l’accesso a medici e farmacie. Ancor prima di aprire affittammo uno studio medico privato dove il Dottor Privitera (progetto Medicomm) e nel settembre 2016 visitò tantissimi pazienti bisognosi in soli due giorni di visite.

In questi anni abbiamo più volte portato l’informazione sulla canapa in varie sedi istituzionali e non. Come Presidente dell’associazione Canapa Caffé sono stato più volte presente in audizione sia alla Camera che al Senato, collaborando per la stesura della L 242/16, appoggiando sempre ogni iniziativa per valorizzare e normalizzare la canapa.

Nell’ottobre 2017, grazie al Senatore Ciampolillo M5S, portammo al Senato una proposta di legge che avrebbe previsto la lecita di coltivazione per “4 piante a paziente”. Ma nonostante la “richiesta di urgenza”, purtroppo ottenemmo soltanto che, nel quater 18 della “finanziaria” (L 172/2017), fossero erogati ulteriori fondi per la produzione nazionale di cannabis terapeutica destinati all’Istituto chimico farmaceutico di Firenze, negando ancora una volta la possibilità di produzione ai privati, cosa peraltro prevista dal d.p.r. 309/90.

Poco tempo dopo vennero persino cambiate le modalità per la richiesta di urgenza… Ora è molto più complicato!

Data la difficoltà dell’applicazione della legge regionale 151 /2017, mi sono messo in contatto con la Regione Lazio, che a fine 2018 ha integrato la sua legge con decreto numero 470 del 3 dicembre, includendo finalmente la mia patologia (e altre) tra quelle aventi diritto a erogazione ospedaliera. Purtroppo il vincolo che la prescrizione debba essere effettuata da uno specialista all’interno di una struttura pubblica è un grande limite. 

A causa infatti di politiche ospedaliere obsolete e dell’impreparazione del personale medico questa legge ancora non si riesce ad applicare. Nonostante la mia partecipazione anche all’organizzazione di corsi di formazione per medici, non siamo mai riusciti ad ottenere il patrocinio della Regione. Per questo motivo, oltre alcuni medici di base, l’affluenza è stata minima e non ci sono ancora specialisti informati.

Questi anni, oltre ad essere invitato come relatore in diversi convegni a carattere medico e informativo nelle Asl, e nelle scuole, sono stato in audizione in varie commissioni, in ultimo commissione Agricoltura. Ho partecipato a vari tavoli di alcuni ministeri, In ultimo al Ministero della Salute (portando un progetto da oltre 270 milioni di euro l’anno), e al Ministero delle politiche agricole.

Da anni scrivo articoli su diverse riviste del settore. E sempre mi sono lamentato dell’inferno che vivono i pazienti in una stato che non applica le sue leggi, che costringe le persone a spendere tutti i soldi che hanno per l’unica cura attestata da Medici. Che a volte nemmeno bastano. Quando invece basterebbe una semplice autorizzazione per coltivare, se proprio non vogliamo accelerare la legalizzazione che prima o poi avverrà.

Ho molto materiale da esporre per far capire quanto il d.p.r. 309/90 faccia un danno alla salute e insieme al Dottor Fagherazzi sto ultimando il “manifesto per la libertà di cura”, un documento che attesta la situazione dei pazienti, che sarà sottoscritto da tante realtà, e che utilizzerò in mia difesa.

Insomma, sono addirittura contento di andare davanti a un giudice…

Written by Carlo Monaco on 13 Novembre 2019

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